Una storia che ha inizio ieri: Avrò cura di te, recensione.

Il giorno di San Valentino, Giò trova un biglietto, scritto dalla defunta nonna al suo angelo custode e in un disperato tentativo di trovare conforto e, probabilmente, aiuto, decide di scrivere anche lei una lettera al suo angelo.Inaspettatamente, lui, Filèmone, risponde.

“Ti sei mai chiesta perchè le corde suonano, Giò? Fanno resistenza alla pressione. E’ da quella resistenza che nasce la musica.”

Gioconda,detta Giò, è una professoressa del liceo, neo-separata, “distratta da niente, irritata da tutto”, che intraprende un rapporto epistolare con il proprio angelo con la “a” minuscola.Un rapporto che la porterà a ritrovare la vera sè stessa e a capire e accettare il mondo che la circonda.

leggendo il titolo del nuovo libro di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale è difficile non riportare alla memoria il testo della famosa canzone di Battiato “Perchè sei un essere speciale ed io, avrò cura di te” che ha fatto palpitare un generazione intera (e continua tutt’ora), ma non bisogna cadere nell’inganno e ritenere che questo libro narri di una smielata storia d’amore e basta. La storia d’amore c’è, ma è finita, conclusa, game over e, come tutti gli epiloghi drammatici, si rivelerà presto un prezioso punto di partenza per la nostra protagonista, Giò.
Il romanzo è ambientato in una Roma contemporanea che fa da sfondo alla vita di Gioconda, una professoressa che sta ancora portando via la sua roba da quella che una volta era la sua casa, la sua vecchia vita coniugale e deve fare i conti con la morte della nonna, le rocambolesche esperienze della madre, un’amica con con un cuore diviso a metà e un padre che è sempre stato in disparte per non disturbare le persone che lo circondavano.
Il giorno di San Valentino, Giò trova un biglietto, scritto dalla defunta nonna al suo angelo custode e in un disperato tentativo di trovare conforto e, probabilmente, aiuto, decide di scrivere anche lei una lettera al suo angelo.Inaspettatamente, lui, Filèmone, risponde.

“Mi sento una vittima…di quella stessa rivoluzione scatenata da me.”

Non aspettatevi un trattato di parapsicologia o di religione, gli scrittori ci trascinano nella metafisica degli Innamorati eterni, in un “Chissà dove” non precisato da cui fanno provenire i nostri custodi. Un modo originale, ma allo stesso tempo neutrale e semplice per figurarci il luogo di appartenenza di questi spiriti. Grazie a questo particolare rapporto epistolare Giò, non senza incontrare difficoltà, ritroverà la fiducia nell’amore e nella vita,grazie ai consigli e alle preziose illuminazioni di Filèmone, l’angelo che l’ha scelta per un motivo ben preciso, che sarà uno dei colpi di scena migliori del libro.
In conclusione, con questo libro ho rivalutato totalmente la canzone di Battiato, che ho sempre ritenuto un inequivocabile messaggio d’amore, e l’ho catalogata come la canzone perfetta che un angelo potrebbe decidere di dedicare al/alla suo/a protetto/a, se volete sapere il perchè leggete il libro, poi prendete il vostro mp3 e fate partire la canzone, vi accorgerete di come gli angeli, a volte, possano comunicare nei modi più svariati.

“Tutto è perfettamente e giustamente complicato”

In linea di massima il libro è molto scorrevole, scritto con uno stile adeguato, non pomposo ma ben articolato. Interessante l’idea del “cammino di fede” in sè stessi guidati dal proprio angelo custode, che dona al libro quel tocco di profondità in più, presente soprattutto nei discorsi di Filèmone, che lo pongono certamente ad un discreto livello di considerazione.
Scelta molto ben ponderata il carattere di Giò, nel quale molti potrebbero, o dovrebbero,facilmente immedesimarsi, soprattutto nell’affrontare il tema del “There’s no revolution without acceptation”, per essere un po’ più sentenziosi, cioè : non puoi pretendere di cambiare ciò che ti circonda se prima non lo accetti così com’è, tema centrale del racconto. Consigliato a chi ha appena chiuso capitoli spinosi della propria vita e vuole rivedere le proprie prerogative in modo leggero ma conciso.

TITOLO: Avrò cura di te

AUTORI: Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

PUBBLICATO DA: Longanesi

COLLANA: La Gaja scienza

PAGINE: 250

PREZZO: € 16,00 (cartaceo) € 9,99 (E-book)

GENERE: narrativa contemporanea

PUBBLICAZIONE: Novembre 2014

ISBN: 978-88-304-4193-4

VOTO : ★★★✩✩

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2. Testa

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Nella notte, gli amanti si stringono tra le cortine voluttuose della loro passione:lenzuola per l’amore.
Nella notte, le mani possono stringersi al punto da diventare gli strumenti coi quali i cuori affannati vagano tra le fitte nebbie dei sentimenti, torcie inestinguibili nel buio delle paure.
Nella notte, due vecchi amanti che un tempo si stringevano forte

-le mani, i fianchi, le paure-

stanno nello stesso letto, così tante volte amabilmente condiviso, a separare meticolosamente i propri pensieri fittamente intrecciati.
Cosa si dicono due vecchi cuori nella notte?
Quali sono i loro desideri?
I dolci ricordi sono stati attaccati al soffitto.
Stelle luminose che illuminano le notti più meste.
Ecco perchè quando si è nel letto, non importa se da soli o in compagnia, non è mai troppo strano ritrovarsi a fissare un soffitto: esso è il posto dove attacchiamo le nostre memorie, tutte accuratamente disposte caoticamente, casualmente, sulle nostre teste, cieli del passato a cui così tante volte ci ritroviamo ancorati.
I vostri ricordi non sono rovine perdute nel deserto, sono case, edifici immensi o anche estremamente piccoli e fragili, dove accorrete a bussare per entrare, cercare qualcosa ed infine uscire. Città monumentali sono presenti nelle vostre teste, sui vostri soffitti…se solo esistesse una forza dell’ordine in queste città per evitare di frequentare ancora certi luoghi tristi presenti in esse. Purtroppo però, in questi strani e onirici posti le uniche forze presenti sono quelle del Dis-ordine.

Lei si gira su un fianco, gli da le spalle, è stanca di guardare i suoi ricordi sul soffitto.
Lui indugia ancora qualche secondo, sospira, si gira verso lei e le passa un dito sulla schiena.
Piano.
Piano.
Come se lei avesse la colonna vertebrale più delicata di tutte, come se stesse sfiorando un’evanescenza.
Teme che lei lo senta, mentre pensa ai balli scatenati e alle musiche frastornanti che un tempo ballarono insieme.
Ad un tratto lei gli afferra la mano, lo tira verso di lei, dolcemente, accarezza le sue dita e poi gli stringe la mano. Piano, come se le sue ossa fossero di vetro.

“Mi manchi”
Gli dice parlando da dietro il muro della sua città fantasma.
“Mi manchi ogni giorno.”

Lui capisce e sa, ma lascia che lei gli tenga la mano in quel modo molliccio, lascia che si senta distante, lascia che le sembri che a separarli non ci sia solo un cuscino , ma un universo intero,lascia che avvenga un terremoto tra i suoi ricordi, nel suo cuore. Poi, quando ad essere vittime di una pioggia di lame iniziano ad essere i suoi pensieri, ritira il braccio, si gira dall’altro lato.
Le loro schiene si guardano, si amano, si sono innamorate a vicenda per il tempo passato ad osservarsi in quella posizione.
Quando è passata già una buona manciata di tempo lui sta fissando il buco della serratura della porta
-è lì che si nasconde quando vorrebbe scappare- e ripete
“Mi manchi ogni giorno anche tu.”
Ma solo nella sua testa.

Foto e testo: Hanna Ira. Tutti i diritti riservati.

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