Ecco com’è studiare lettere oggi.

Se siete tra quelli che ci hanno fatto un pensierino e poi hanno optato per altre opzioni, o se siete tra chi sta ancora valutando, o addirittura chi ha già valutato e scelto questo percorso, forse questo articolo vi potrà interessare. Sto parlando di tutti voi che in un modo o nell’altro volete sapere com’è studiare lettere nel 2016.

Onestamente, l’idea di questo articolo mi è venuta questa mattina, proprio mentre ero a lezione, ma su questo punto ci tornerò dopo.

Sono incerta sulla categoria da attribuire a questo testo…è una recensione?  Si possono fare recensioni sulla vita, sull’università?

A quanto pare lo sto facendo.

Non potete capire da quanto tempo desiderassi di raccontare a qualcuno come ci si sente a

studiare         lettere         moderne

a Bologna, perché è giusto anche darvi più o meno un’idea dell’ambiente e , sopratutto, serve a non generalizzare troppo. Dico “troppo” perché parlando con diversi colleghi di altre città mi è parso di percepire le mie stesse impressioni. Ma veniamo a noi.

La sottoscritta è, sulla carta, all’ultimo anno di lettere moderne in quel dell’Alma mater studiorum.

Essendo quindi due anni abbondanti che sono immersa in questo ambiente, forse sono abbastanza autorizzata ad essermi fatta un’opinione a riguardo.

Quando mi sono iscritta all’università non avevo nessun tipo di aspettativa, si può quindi dire che il mio sia un giudizio neutro visto che non ho collezionato miti sfatati o ideali realizzati. Semplicemente, iscrivendomi, ero contenta di starlo facendo e, oltre all’esperienza accademica ero in generale molto contenta dell’esperienza di vita che avrei affrontato a Bologna.

Appunto, Bologna: parliamone qualche riga.

Bologna per me è stata come una mamma, perché ho sempre visto i suoi lunghi portici più come delle braccia calde in cui ripararsi dal freddo che come meri aspetti architettonici. Non voglio sponsorizzare la mia università, ma se state valutando una città in cui fare l’università -qualsiasi facoltà- Bologna è un’ottima scelta, per diversi motivi:

  1. Quando camminate per strada, sopratutto nei quartieri universitari, vi sembrerà di essere nella pubblicità dell’acqua Lilia; sapete quella pubblicità dell’acqua minerale dove sono tutti giovani perché bevono l’acqua Lilia? Proprio così. Vi sembrerà di essere in una città dove hanno scoperto il siero della giovinezza, sono tutti ragazzi e, se anche vi dovesse capitare di incrociare qualche persona agée vi posso assicurare che avrà del giovanile.
  2. E’ tutto a portata di mano. Anche se abitate dall’altro lato della città rispetto all’università, raggiungerla non sarà mai un problema.Come, per esempio, nel mio caso, ma ogni mattina in 15 minuti scarsi -a piedi- riesco ad essere davanti all’aula. Com’è possibile? E’ possibile perché il centro di Bologna, quello dove sono università, locali, biblioteche, aule studio, ma anche la maggior parte delle case degli studenti, non è molto grande e per di più è tutto in pianura, spostarsi è davvero veloce. Se proprio siete pigri, poi, ci sono sempre bici e autobus, entrambi non fattibili: di più.
  3. E’ organizzata per gli studenti. Se siete studenti, a Bologna di certo non vi mancheranno le convenzioni fatte ad hoc per voi. Nel quartiere universitario, muniti di badge, il caffè lo prendete a 60 centesimi, se volete andare al cinema, ogni martedì per gli studenti costa qualcosa intorno ai 4€ e se avete voglia di fare festa, la sera, è pieno di cicchetterie e bar che fanno drink a prezzi molto molto accessibili.Per non parlare dei negozietti che stanno aperti fino a tardi che vendono bottiglie di alcolici sotto i 5€.

Purtroppo, questo punto appena indicato è anche un po’ una pecca, perché a causa di questo essere eccessivamente convenienti, Bologna è una pacchia per le persone “diversamente adattate”. Vi dirò di più, in certe situazioni ed in certi luoghi, rasenta lo squallido. Ecco perché è importante scegliere bene i luoghi che volete frequentare e il vostro modo di viverla (ma questo, vale un po’ per tutte le grandi città).

Non vi sto a parlare di quante aule studio, copisterie, cartolibrerie e supermercati ci sono mediamente per zona. Tanti, perché appunto, è una città pensata per gli studenti.

Il vero problema di Bologna, che io ho vissuto in pieno, è la scarsità di case per studenti.

Negli ultimi anni c’è stato infatti un vero incremento di iscritti all’università di Bologna e questo ha portato ad una specie di “sovraffollamento”. Praticamente la situazione è: ci sono tanti studenti e poche case. E visto che ci sono poche case i prezzi si alzano.

Ps: IO CI HO MESSO UN ANNO E MEZZO A TROVARE UNA CASA DEFINITIVA!

Detto ciò, veniamo al dunque. Ero a lezione di geografia…

e mi stavo vergognando degli appunti che stavo prendendo.

Il problema, per molte materie di lettere è che sono estremamente teoriche ed implicano uno studio e un apprendimento totalmente passivo.

In geografia, mi sono trovata a scrivere di come i pinguini siano stati infettati da alcune malattie dagli esseri umani che hanno visitato l’antartico nei decenni passati. Interessante.

Ma niente che una persona non possa assimilare anche meglio guardando una puntata di Cosmos.

Me la sono presa con la geografia, ma ci sono tantissimi altri corsi la cui utilità è rivolta solo verso coloro che anelano all’insegnamento.

Io personalmente non voglio insegnare e come me, ci sono tantissime altre persone che si sono iscritte all’università per fare altro perché, credetemi, si può fare veramente qualcosa di diverso dall’insegnare, con una laurea di lettere in mano.

Ed io e tutte le persone che non vogliono proseguire con l’insegnamento siamo obbligati a seguire corsi e dare esami che non ci saranno mai utili, mentre siamo costretti ad accontentarci di esami “con meno rilievo” che in realtà al giorno d’oggi dovrebbero avere un ruolo di prim’ordine.

Come informatica.

Come la semiotica.

Come l’informatica umanistica.

Come teorie e sistemi dei nuovi media.

Questi corsi, che non superano i 6 crediti l’uno (rispetto ai 12 di geografia) sono facoltativi, quindi uno studente deve sceglierli da sé, ma ricordandosi che in un anno può accumulare fino ad un massimo di 12 crediti a scelta, il che vuol dire solo due corsi.

Due corsi, che probabilmente si accavalleranno a livello di orari con corsi che invece sono obbligatori e la cui frequenza è indispensabile.

Tutto questo per dire che l’attuale facoltà di lettere ha dei programmi che sono completamente da rivedere e modificare, perché è rimasta una facoltà anni 90, dimenticandosi che ormai siamo vicini all’anno 2020.

Ecco, se vi volete iscrivere a lettere perché vi piace scrivere o semplicemente pensate di potervi applicare in qualcosa per dare spazio alla vostra creatività, sappiate che vi faranno passare la voglia.

In tre anni di lettere ho fatto un solo compito scritto il cui voto non era rilevante ai fini del voto complessivo finale.

E tutti i corsi che frequenterete vi daranno un’impostazione talmente accademica che farete fatica ad accantonare e sarà la fine di tutte le vostre idealizzazioni.

Hanno ragione quando dicono che alcune cose potreste tranquillamente impararle da casa muniti di PC, non tutto, ma alcune cose sì.

Per questo, se siete o sarete uno studente di lettere dovrete abituarvi ad essere tacciati di stare facendo un’università che serve solo ad arricchire il proprio bagaglio culturale, ma che di pane, in tavola, ne porta poco.

Studiare lettere, insomma, non è per niente semplice. Se riuscirai a sopravvivere a tutte le persone che ti guarderanno come se avessi una malattia rara nel pronunciare la frase “Io studio lettere”, sarai già molto fortunato.

Se riuscirai a sopravvivere a tutte le persone che ti diranno “E quando arrivi alla Z cosa studi?”, sarai ancora più fortunato.

Se riuscirai a sopravvivere un giorno, senza impazzire, sapendo che sei circondato da lupi che vogliono il tuo stesso pezzo di carne, sarai fortunato.

Voglio fare un appello a tutti quelli che non studiano lettere ma fanno una facoltà scientifica.

Voi siete molto fortunati.

Molto, molto fortunati, sì.

Perché al contrario mio vi siete interessati di qualcosa che semplicemente è di carattere scientifico e per questo, solo per questo, non dovete subire nessun tipo di pressione psicologica da parte delle persone che vi circondano.

Come se fosse lecito subire pressioni psicologiche da persone X o Y in merito ad una scelta di vita personale.

Purtroppo il mondo odierno gira grazie al disprezzo che alimentiamo verso cose che semplicemente non ci competono.

Voi, cari non-studenti-di-lettere, siete segretamente orgogliosi di essere non-studenti-di-lettere.

E mi sta bene, perché anche io sono orgogliosa di essere una non-studentessa-di-materie-scientifiche.

Ma cari, la prossima volta che state per scagliare la pietra contro uno studente di lettere, ricordatevi due cose:

  1. State per giudicare una scelta di vita altrui, che detto molto schiettamente non sono cazzi vostri.
  2. Uno studente di lettere può risultare molto aggressivo visto che lo studente in questione si ritrova spesso a ripetere esami che molto probabilmente non serviranno a nulla nell’arco della sua carriera ma che comunque lui deve dare e bisogna dire che questi esami corrispondono spesso con quelli di latino e che questi esami sono stressanti stressanti stressanti e non ce la puoi proprio fare dopo un tot a sopportare gli esami e le teste di cazzo che ti ripetono che la tua facoltà non porta il pane sulla tavola e tu continui a ripeterti in testa che non è vero e che soprattutto come si permette questo qui di dirmi che quello che sto facendo è inutile o addirittura solo una mera voglia di avere un bagaglio culturale e che se voglio tutti quei libri li posso leggere anche senza iscrivermi all’università che se non sono bravo a fare i conti alla fine della fiera non posso fare altro che la salumiera che tutto sommato è comunque un lavoro dignitoso ma che comunque non voglio fare perché io sono un cazzo di studente di lettere e voglio portare avanti non le mie passioni che lo voglio confessare la mia vera passione sono le merendine e il gioco dell’oca ma voglio portare avanti quello per cui ho studiato quello per cui mi sono fatto massacrare di risolini commenti statistiche percentuali i vostri numeri del cazzo teneteli nei libri di analisi uno e due e tre che io ho il mio dizionario e il mio pasolini e il mio lucrezio ma soprattutto ho il vocabolario di latino nello zaino e quando mi scagli la tua pietra stai attento che possono arrivarti sui denti due chili e mezzo di Campanini-Carboni.stronzo.
  3. Come avete potuto notare da questo straordinario flusso di coscienza uno studente di lettere spesso e volentieri è molto incline ad essere vicino a quello che oggi la società chiama volgarmente psicopatico, ma state tranquilli, se vi tenete i vostri commenti totalmente superflui e fuoriluogo in tasca non dovrebbe mordere e soprattutto non dovrebbe scaraventarvi contro nulla che non siano le sue già abbondanti frustrazioni personali perché, vi rivelo un segreto, lo studente di lettere lo sa che se andava a fare medicina o ingegneria gestionale faceva tutti più contenti, ma lo studente di lettere se ne sbatte alla minchia e va a fare semplicemente quello per cui si sente più portato perché semplicemente vuole fare il giornalista, il professore, il ricercatore,  l’editore,il pubblicitario. E non è che “fa spendere i soldi ai genitori” per inseguire le sue passioni, perché se pensate che la passione sia spaccarsi un semestre intero per latino o per letteratura o per informatica (“wewe informatica” “ma no” “eh già”) allora avete una concezione di passione che porterebbe ad assimilare materie come chimica, analisi e fisica a passioni -che, in alcuni casi è anche così, ma non esageriamo nemmeno-. Se sapeste l’etimologia della parola passione, magari…

Tornando indietro, sceglierei ancora questa facoltà?

Probabilmente sì. Ci ho pensato a lungo prima di scegliere a tutte le possibili opzioni, tant’è che feci anche un corso per il test di ingresso a medicina però…

però niente. Avevo degli obiettivi, che conservo tuttora e che conserverò fino alla fine .

Insomma, per fare questa facoltà, si deve essere davvero forti e non bastano passione o voglia di imparare; perciò se ci state pensando, chiedetevi prima se siete pronti.

Annunci

Una storia che ha inizio ieri: Avrò cura di te, recensione.

Il giorno di San Valentino, Giò trova un biglietto, scritto dalla defunta nonna al suo angelo custode e in un disperato tentativo di trovare conforto e, probabilmente, aiuto, decide di scrivere anche lei una lettera al suo angelo.Inaspettatamente, lui, Filèmone, risponde.

“Ti sei mai chiesta perchè le corde suonano, Giò? Fanno resistenza alla pressione. E’ da quella resistenza che nasce la musica.”

Gioconda,detta Giò, è una professoressa del liceo, neo-separata, “distratta da niente, irritata da tutto”, che intraprende un rapporto epistolare con il proprio angelo con la “a” minuscola.Un rapporto che la porterà a ritrovare la vera sè stessa e a capire e accettare il mondo che la circonda.

leggendo il titolo del nuovo libro di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale è difficile non riportare alla memoria il testo della famosa canzone di Battiato “Perchè sei un essere speciale ed io, avrò cura di te” che ha fatto palpitare un generazione intera (e continua tutt’ora), ma non bisogna cadere nell’inganno e ritenere che questo libro narri di una smielata storia d’amore e basta. La storia d’amore c’è, ma è finita, conclusa, game over e, come tutti gli epiloghi drammatici, si rivelerà presto un prezioso punto di partenza per la nostra protagonista, Giò.
Il romanzo è ambientato in una Roma contemporanea che fa da sfondo alla vita di Gioconda, una professoressa che sta ancora portando via la sua roba da quella che una volta era la sua casa, la sua vecchia vita coniugale e deve fare i conti con la morte della nonna, le rocambolesche esperienze della madre, un’amica con con un cuore diviso a metà e un padre che è sempre stato in disparte per non disturbare le persone che lo circondavano.
Il giorno di San Valentino, Giò trova un biglietto, scritto dalla defunta nonna al suo angelo custode e in un disperato tentativo di trovare conforto e, probabilmente, aiuto, decide di scrivere anche lei una lettera al suo angelo.Inaspettatamente, lui, Filèmone, risponde.

“Mi sento una vittima…di quella stessa rivoluzione scatenata da me.”

Non aspettatevi un trattato di parapsicologia o di religione, gli scrittori ci trascinano nella metafisica degli Innamorati eterni, in un “Chissà dove” non precisato da cui fanno provenire i nostri custodi. Un modo originale, ma allo stesso tempo neutrale e semplice per figurarci il luogo di appartenenza di questi spiriti. Grazie a questo particolare rapporto epistolare Giò, non senza incontrare difficoltà, ritroverà la fiducia nell’amore e nella vita,grazie ai consigli e alle preziose illuminazioni di Filèmone, l’angelo che l’ha scelta per un motivo ben preciso, che sarà uno dei colpi di scena migliori del libro.
In conclusione, con questo libro ho rivalutato totalmente la canzone di Battiato, che ho sempre ritenuto un inequivocabile messaggio d’amore, e l’ho catalogata come la canzone perfetta che un angelo potrebbe decidere di dedicare al/alla suo/a protetto/a, se volete sapere il perchè leggete il libro, poi prendete il vostro mp3 e fate partire la canzone, vi accorgerete di come gli angeli, a volte, possano comunicare nei modi più svariati.

“Tutto è perfettamente e giustamente complicato”

In linea di massima il libro è molto scorrevole, scritto con uno stile adeguato, non pomposo ma ben articolato. Interessante l’idea del “cammino di fede” in sè stessi guidati dal proprio angelo custode, che dona al libro quel tocco di profondità in più, presente soprattutto nei discorsi di Filèmone, che lo pongono certamente ad un discreto livello di considerazione.
Scelta molto ben ponderata il carattere di Giò, nel quale molti potrebbero, o dovrebbero,facilmente immedesimarsi, soprattutto nell’affrontare il tema del “There’s no revolution without acceptation”, per essere un po’ più sentenziosi, cioè : non puoi pretendere di cambiare ciò che ti circonda se prima non lo accetti così com’è, tema centrale del racconto. Consigliato a chi ha appena chiuso capitoli spinosi della propria vita e vuole rivedere le proprie prerogative in modo leggero ma conciso.

TITOLO: Avrò cura di te

AUTORI: Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

PUBBLICATO DA: Longanesi

COLLANA: La Gaja scienza

PAGINE: 250

PREZZO: € 16,00 (cartaceo) € 9,99 (E-book)

GENERE: narrativa contemporanea

PUBBLICAZIONE: Novembre 2014

ISBN: 978-88-304-4193-4

VOTO : ★★★✩✩

I 400 colpi,Truffaut.

tumblr_lyzlglDd581qf7r5lo1_1280

Una Parigi in bianco e nero di fine anni Cinquanta,

un bambino che corre con la cartellina della scuola in mano,

alberi spogli, la piccola borghesia,

il desiderio di vedere il mare.

I 400 colpi è il primo lungometraggio di François Truffaut, scritto e diretto da lui, inizialmente concepito come un cortometraggio di 20 minuti e successivamente realizzato come lungometraggio di circa 90 minuti, ambientato a Parigi. Questo film è anche il primo del cosiddetto “Ciclo di Doinel” in quanto il protagonista, Antoine Doinel, verrà successivamente ripreso in più film durante la carriera del regista e critico cinematografico.

Un ragazzino tra i quattordici e i sedici anni, Antoine Doinel,  vive a Parigi con sua madre, una donna fedifraga, egoista e violenta, e il padre putativo, un uomo affabile e spiritoso anche se ugualmente disinteressato al ragazzo. Antoine è spesso visto come un intruso o un parassita all’interno della casa, tanto da non avere nemmeno una camera vera e propria, ma solo un un materasso accessoriato con saccoapelo. Quando i genitori sono a lavoro lui va a scuola, dove però non ottiene buoni risultati, anche a causa di un arcigno professore che non ha paura di “usare le maniere forti”, proprio per questo inizia a marinare le lezioni, spesso in compagnia del suo compagno di banco, Renè. Durante una di queste mattinate Antoine scopre che la madre ha un amante ma, per evitare discussioni, decide di tenere il segreto per sè.

I giorni di assenza aumentano, il ragazzo inizia ad inventare bugie più grandi di lui per potersi giustificare, a casa sovvengono nuovi problemi e così decide di scappare di casa e di andare a vivere insieme a Renè che, avendo una casa molto grande e dei genitori molto distratti, non ha problemi a nascondere l’amico. Per riuscire a mantrenersi da solo, Antoine progetta di rubare una macchina da scrivere dall’ufficio del padre, ma una volta riuscito nell’impresa è impossibilitato a rivenderla e sceglie di riportarla indietro ma, proprio mentre stava per rimetterla al proprio posto, viene scoperto e portato alla polizia. I genitori premono per mandarlo in riformatorio, pensando che sia l’unico modo per levarselo di torno , ed è così che il nostro protagonista incompreso si ritrova a dividere la cella con dei veri criminali. Nemmeno qui però il ragazzo durerà molto:alla prima occasione deciderà di evadere, lanciandosi in una corsa disperata verso il tanto agognato MARE.

19259-clip-2-i-400-colpi

Quando comprai il DVD (di cui consiglio la versione ristrutturata della BIM del 2014) la prima cosa a venirmi in mente fu che con ogni probabilità sarebbe stato un film monotono e difficile da seguire, guardandolo però, mi sono resa conto di come, alla fine del film, la mia espressione sia stata di interdizione e forse anche con una nota di delusione “Ma come? Finisce così?” : non perchè il finale sia stato deludente, ma semplicemente perchè mi aspettavo un film tedioso e invece mi sono ritrovata a seguire una storia fluida, divertente e interessante.

Questo film è il prodotto genuino che il cinema odierno ci passa come minestra già pronta da ormai troppi anni: ne abbiamo a bizzeffe di film da seconda serata passati in prima, riguardanti l’adolescenza travagliata e incompresa dei ragazzi. Questo film, però ,aumenta di spessore grazie all’eleganza e paradossalmente alla leggerezza con cui affronta un argomento che tuttora è delicato, figuriamoci negli anni Cinquanta.

Cosa mi è piaciuto del film:

  •  Ambientazione: Gli scorci di Parigi degli anni Cinquanta che ci offre Truffaut sono pieni di fascino e molto caratteristici, sarà anche per via del film senza colori che posa su tutto un velo di incanto e ci trascina in un’epoca in cui i colori non servivano.
  • Jean Pierre Léaud: il protagonista del film. Una delle cose che mi ha dato più da pensare è stata: perchè scegliere proprio questo ragazzetto? Perchè non uno più grande, più affascinante? La risposta è nel dubbio stesso. Truffaut sceglie il giovane Léaud perchè vuole focalizzare la curiosià sul contesto, senza mettere in mezzo la componente estetica del protagonista che avrebbe avuto una risonanza meno matura e avrebbe scostato l’attenzione degli spettatori non più sul nucleo fondamentale della trama, l’adolescenza, ma solo sul personaggio principale. Inoltre, l’attore si è rivelato molto competente e il regista è stato furbo a puntare la telecamera più volte sullo sguardo incerto/spaventato/profondo/di disappunto/trasognato del ragazzo, simbolo del film.400-blows-blu-ray3
  • Il contesto sociale: interessante l’idea di installare il film nella società borghese medio/bassa, quella che all’inizio degli anni Sessanta aveva ancora il fiato grosso della  corsa per correre al riparo dalla guerra. L’atmosfera di parziale disagio è resa bene dalle riprese in luoghi spesso mal messi, ad esempio la casa disordinata dell’amico Renè e la stamperia dove dormirà quando scapperà di casa, o  ristretti e claustrofobici, come la casa di Antoine e la cella dove viene spostato quando viene arrestato.
  • Il ruolo del mare: il mare è presente durante tutta durata del film ma compare solo negli ultimi 10 secondi. Eppure è una costante dell’opera, impregnata sin dall’inizio dai fumi delle fantasie di Antoine: il voler andare via di casa, il desiderio di mantenersi da solo, il desiderio di prendere bei voti, tutto questo sfuma nel vano tentativo di realizzarlo, solo il desiderio di voler vedere il mare persiste e resta incastonato tra i pensieri del protagonista che, inaspettatamente riesce a raggiungere l’obiettivo e all’ultimo secondo, mentre cammina di spalle alla distesa d’acqua lancia uno sguardo dritto in camera, verso gli spettatori che restano quasi traumatizzati da quel fermo-immagine così tagliente proprio perchè a conclusione del tutto. Sembra quasi che il motore di ogni singola azione di Antoine sia stato, implicitamente, sempre il mare. Sembra che il film si condensi unicamente in quella folle corsa verso l’acqua, verso qualcosa che è troppo più grande di noi.

Cosa non mi è piaciuto:

  • I dialoghi: pochi e comunque sempre molto prevedibili e asciutti, a parlare nel film sono più che altro i gesti e le espressioni dei personaggi.

Le curiosità del film:

  • Forse in pochi lo sanno ma il film riprende stralci della vita del regista, infatti, anche Truffaut da piccolo venne lasciato in affidamento alla nonna per alcuni anni e solo dopo andò a vivere insieme alla madre e a quello che sarebbe divenuto suo padre putativo.
  • Il titolo originale francese (Les quatre cents coups) deriva dal modo di dire “faire les quatre cents coups”, tradotto in italiano, “fare un macello”, “combinarne di tutti i colori”. Ovviamente, un film intitolato in questo modo in Italia non avrebbe attratto il pubblico e per questo si è preferito fare semplicemente una traduzione standard francese-italiano.

Il voto è: ★★★✩✩

Da vedere.

Sconsigliato n°1. Di me diranno che ho ucciso un angelo.

Una luna solitaria nel cielo. Un tram con a bordo una ragazza brilla e confusa di ritorno da una festa, un angelo le siede accanto e inizia raccontarle la sua storia d’amore: un amore dissennato, impossibile e forse proprio per questo, vero.

cover
Aurora è la tipica sedicenne odierna: arrabbiata col mondo, ribelle e, ovviamente, innamorata.Tornando a casa da una festa si ritrova su un tram sospeso nel tempo a fissare la luna solitaria, con uno strano passeggero che inizia a raccontarle la sua storia e il suo amore verso una demone terrestre.
Una demone sì, perchè il suddetto passeggero è un angelo (de)caduto dal cielo in cerca della sua amata, così diversa da lui eppure così tanto desiderata da decidere di rinunciare alla sua immortalità e al suo eterno splendere insieme alle stelle per diventare un umano e poter finalmente vivere con lei il loro amore. È così che tra il fumo delle sigarette e un’alba sospesa nel nulla l’angelo narra alla ragazza i suoi incontri sulla Terra, il sentimento e il senso di appartenenza alla demone, i suoi dubbi, le sue curiosità verso la razza umana che, in fin dei conti, c’entra poco con la storia.

Un fantasy che ha più del fiabesco in sè, una trama poco rifinita, con l’intenzione di voler creare un filo logico-temporale dei personaggi che sorprenda il lettore ma che, putroppo, fallisce miserevolmente e si consuma nella banalità di alcuni pensieri e nello stile limitato del libro.

Partiamo dal presupposto che siamo davanti al libro di una scrittrice molto giovane, ancora acerba, ma che COMUNQUE ha pubblicato un libro, il che non è poco per una ventenne. Purtroppo, questo basta in ogni caso a giustificare poco ,o quasi per niente, la totale inesaustività del libro: sia dal punto di vista tecnico, morfologico e sintattico, sia dal punto di vista della profondità e del senso generale della storia, molto velato.
Si arriva alla pagina finale con una smorfia di disappunto e interdizione sul viso, si cercano pagine successive più esplicative, che diano alla storia una vera continuità, ma si resta delusi nel trovare solo l’indice e i ringraziamenti finali.
La trama può anche avere del potenziale, dell’interessante, alcuni escamotages allegorici possono essere degni di nota positiva, ma il tutto si conclude in una bolgia di dubbi e piccole banalità senza peso.Insomma, di me diranno che ho ucciso un libro, ma non ho avuto scelta. Voto due, per la fiducia in un futuro migliore.

Titolo: Di me diranno che ho ucciso un angelo

Autore: Gisella Laterza

Pubblicato da: Rizzoli

Collana: Rizzoli narrativa

Pagine: 180

Prezzo : € 15,00 (cartaceo) € 10,99 (E-book)

Genere: fantasy

ISBN: 978-88-58-64598-7

VOTO: ★★✩✩✩

Something about STOKER.

stoker_india_bedAvete presente quando vi capita di vedere delle immagini che richiamano fortemente la vostra attenzione?

A me è capitata esattamente la stessa cosa vedendo alcuni fotogrammi del film Stoker.

Una ragazza, in candidi abiti, distesa su un letto e circondata da scarpe; mi era venuta proprio la curiosità di vedere di cosa si trattasse.

Sometimes you need to do something bad to stop you from doing something worse.

A volte hai bisogno di fare qualcosa di cattivo, per evitare di fare qualcosa di peggio.

Stoker è un film del 2013, diretto da Park Chan-Wook ( niente poco di meno che il regista di Oldboy e la Trilogia della Vendetta), scritto da un certo Ted Foulke, in verità pseudonimo di Wentworth Miller ( attore mediamente famoso di Hollywood) e interpretato da :

  • Nicole kidman : Evelyn Stoker
  • Mia Wasikowska: India Stoker
  • Matthew Goode: Zio Charlie

La sceneggiatura era stata inizialmente concepita per diventare un film di vampiri (originale?), ed è per questo che il film viene intitolato STOKER: per celebrare l’autore di Dracula, Bram Stoker.Quando Chan-Wook se ne interessa però decide di stravolgere la trama e di renderlo un film più “serio” e drammatico. Grazie Chan-Wook.

La storia inizia con la sua fine, più precisamente con il monologo della protagonista, India, adolescente liceale schiva e fondamentalmente chiusa nel suo guscio di ambiguità che nel film sarà l’unico personaggio a subire una vera metaformosi.

Il padre di India viene a mancare e con la sua tragica fine compare dal nulla lo zio Charlie, fratello del defunto, che decide di restare affianco alla vedova (Nicole Kidman) e la sua nipotina che non ha mai avuto la possibilità di conoscere. Sin dall’inizio le intenzioni dello zio sono ambigue e India, dotata di un forte “sesto senso” se ne rende subito conto e per questo scansa tutti i tentativi di instaurare un rapporto d’ amicizia dello zio, mentre Evelyn al contrario li accetta e ricambia “calorosamente”.

Intanto nel paese iniziano ad avvenire delle strane sparizioni, proprio di quelle persone che sembrano avere informazioni scottanti sullo strano zio Charlie, come ad esempio la signora McGarrick, la governante di casa che India troverà, poco tempo dopo averla vista litigare nel giardino con Charlie, fatta a pezzi nel congelatore dove lei riponeva il gelato.

stoker-2013-720p-web-dl-h264-publichd-mkv_002222346

L’arcano sembra quindi svelato: lo zio Charlie è un assassino. Ma cosa vuole in realtà?

India decide di tenere per sè il segreto e nel frattempo inizia ad avvertire una certa attrazione nei confronti del fratello del padre soprattutto dopo che ucciderà un compagno di scuola che stava provando a violentarla.

I segreti aumentano, la tensione si avverte a fior di pelle, India e Charlie decidono di fuggire, ma prima l’uomo vuole uccidere Evelyn che si è accorta del rapporto incestuoso tra la figlia e il cognato e ha scoperto che ogni anno a regalare una scatola bianca, contenente un paio di scarpe, a India non era il marito, bensì Charlie.

Ma perchè si è fatto vivo solo ora? Dov’è stato per tutti questi anni? Ucciderà Evelyn? Che ne sarà di India?

Questo non lo svelerò, ho cercato di rendere la trama il meno intricata possibile ma purtroppo è molto ricca di dettagli che non possono essere svelati, oppure farei spoiler senza alcun ritegno.

Cosa mi è piaciuto del film:

STK-5861.NEF

  • Fotografia: curatissima in ogni dettaglio insieme ,ovviamente, alla scenografia: elegante, ricca, ordinata (in modo quasi maniacale) ma dalle tinte forti e distinte, quasi a voler creare scompiglio o come per fissarsi negli occhi degli spettatori, perfettamente abbinata al contesto del film e che rispecchia perfettamente anche l’atmosfera della trama: un’adolescenza borghese deviata, particolare, dissonante.Per non parlare ovviamente dei vestiti dei personaggi,sciuramente i costumisti volevano creare un contrasto tra  l’apparenza dei vestiti, perfettamente coordinati, leggeri (spesso si vedono gonne di pizzo o tulle svolazzanti), eleganti, e quella che effettivamente era l’indole caotica e psicotica interiore dei protagonisti.
  • Dialoghi : indubbiamente non c’è del banale in quello che viene detto nel film, i dialoghi hanno sempre una scia di ambiguità,  di bivalenza, sempre a metà tra il serio e il metafisico. Indubbiamente queste caratteristiche derivano dall’esperienza del regista di innalzare i suoi film alla categoria “dramma psicologico: cosa accade se prendo la vita di un borghese e inserisco un po’ di follia congenita.”
  • Effetti sonori: ho già parlato del “sesto senso” di India, in verità, nel film è reso come una specie di udito molto sensibile, una vera peculiarità sensoriale della ragazza, proprio per questo si gioca con gli effetti sonori molto marcati, le frasi pronunciate lentamente, la musica del pianoforte o del metronomo in sottofondo. E’ un film molto acustico, da sentire bene, per questo io vi consiglio di guardarlo nella sua lingua orginale, l’inglese, con i sottotitoli. Vi assicuro che c’è una netta differenza di empatia.
  • Bello ma non troppo conosciuto: questo rende sicuramente il film più appetibile a tutti i cinefili. Ma perchè non è molto conosciuto? Purtroppo questo film uscì negli USA in sole SETTE sale, ovviamente il mistero fece aumentare la curiosità nei suoi confronti a livelli esasperati, forse talmente tanto che quando il film uscì su larga scala non riuscì a superare il tetto dei 10 milioni di dollari di incassi, IN TUTTO IL MONDO!

Cosa non mi è piaciuto :

  • La trama: forse mi contraddirò un po’ avendo precedentemente scritto che la trama è molto fitta e ricca di dettagli ma, onestamente, nella fine scade quasi nel banale e nel prevedibile. Niente di eccezionale, per intenderci. Sembra quasi di capire l’intenzione originaria dello sceneggiatore di renderla un film di vampiri.

Voto finale: ★★★★✩

Indubbiamente, un film da guardare.

Stoker_2-large_edited-1

Vedetelo.

Il tunnel, Sabato

Dal titolo potrebbe sembrare che voglia raccontarvi di una sbornia del Sabato sera, sbagliato.

Il tunnel è il titolo di un magnifico libro di Ernesto Sabato, scrittore purtroppo poco conosciuto nel nostro Paese, originario di Buenos Aires, che scrisse questo capolavoro nell’ormai lontano 1948.

Camus restò ammirato dalla sua secchezza e intensità,

Mann impressionato,

Greene stupito per la magnificenza dell’analisi psicologica.

Se avete anche solo una vaga idea di chi fossero questi tre baldi signori qui sopra allora sarete già curiosi di saperne di più su questo libro che, a  quanto pare, sconvolse anche le menti più brillanti.

copj170.asp

…In ogni caso c’era un solo tunnel, buio e solitario: il mio.

Io non so come scegliate se comprare o meno un libro in libreria, ma io ho un metodo che, fino ad ora almeno, non mi ha mai tradita: apro una pagina a caso e inizio a leggere e, se mi piace, lo porto a casa con me.

Ricordo ancora distintamente la frase che lessi aprendo a caso le pagine di questo libro:

è esistita una persona che mi potrebbe capire. Ma fu, precisamente, la persona che ho ucciso

Inutile stare a spiegarvi quanta curiosità si innestò in me in quel frangente, anche perchè, scorrendo le pagine, sempre più elementi catturavano la mia attenzione.

La trama non è molto complessa, anzi: il protagonista è un certo Juan Pablo Castel, pittore di discreta fama che vive a Buenos Aires, ma che sente (come la maggior parte degli artisti) che le sue opere non sono capite fino in fondo dal pubblico; finchè un giorno, ad una mostra, nota una donna che fissa un certo dettaglio di un suo quadro e da quel momento Castel inizia a desiderare la donna, ad amarla, ad odiarla e infine a diventarne ossessionato al punto di arrivare ad ucciderla. Tranquilli, non vi ho rovinato il finale del libro. La particolarità della storia sta infatti nel partire dalla fine, per risalire il fiume di eventi e pensieri che il protagonista narra e dispiega con psicotica lucidità. Sembra quasi di sentire i suoi nervi tendersi e poi rilassarsi nel ricordare i momenti oscuri e quelli brillanti della sua tragica storia d’amore.

Ma non è tutto qui, non sono solo i malsani e contorti sillogismi del protagonista a dar lustro alla storia, c’è da considerare la magnifica abilità di scrittura di Sabato, che non ci porta semplicemente “nel suo libro”, ma nel suo tunnel, sotterraneo, subcosciente, a tratti delirante ma mai fuori dagli schemi di una sintassi perfetta, scorrevole come se ogni parola fosse ricavata da seta leggera. Come un bambino che gioca con un aquilone e ne trattiene a sè il filo e a tratti lo rilascia facendolo volteggiare nel vento, così Sabato gioca con l’attenzione del lettore che si trova ad essere quasi egli stesso soggetto ai vaneggiamenti  del protagonista, scaraventato in un mondo allucinato/allucinatorio tra realtà e ossessione.

Se non vi ho ancora convinti a comprarlo, vi posto una foto dell’autore che fa gli occhi dolci:

File_201032385042

Allora? Che aspettate a segnarvelo sulle agende?

TITOLO: Il Tunnel

AUTORE: Ernesto Sabato

PUBBLICATO DA: Feltrinelli

COLLANA: Universale economica

PAGINE: 160

PREZZO: € 7,60

GENERE: Letteratura contemporanea / Romanzo psicologico

PUBBLICAZIONE: 2010

ISBN : 9788807721847

 Un voto? ★★★★★ (cinque su cinque pieno, 30 e lode)