I 400 colpi,Truffaut.

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Una Parigi in bianco e nero di fine anni Cinquanta,

un bambino che corre con la cartellina della scuola in mano,

alberi spogli, la piccola borghesia,

il desiderio di vedere il mare.

I 400 colpi è il primo lungometraggio di François Truffaut, scritto e diretto da lui, inizialmente concepito come un cortometraggio di 20 minuti e successivamente realizzato come lungometraggio di circa 90 minuti, ambientato a Parigi. Questo film è anche il primo del cosiddetto “Ciclo di Doinel” in quanto il protagonista, Antoine Doinel, verrà successivamente ripreso in più film durante la carriera del regista e critico cinematografico.

Un ragazzino tra i quattordici e i sedici anni, Antoine Doinel,  vive a Parigi con sua madre, una donna fedifraga, egoista e violenta, e il padre putativo, un uomo affabile e spiritoso anche se ugualmente disinteressato al ragazzo. Antoine è spesso visto come un intruso o un parassita all’interno della casa, tanto da non avere nemmeno una camera vera e propria, ma solo un un materasso accessoriato con saccoapelo. Quando i genitori sono a lavoro lui va a scuola, dove però non ottiene buoni risultati, anche a causa di un arcigno professore che non ha paura di “usare le maniere forti”, proprio per questo inizia a marinare le lezioni, spesso in compagnia del suo compagno di banco, Renè. Durante una di queste mattinate Antoine scopre che la madre ha un amante ma, per evitare discussioni, decide di tenere il segreto per sè.

I giorni di assenza aumentano, il ragazzo inizia ad inventare bugie più grandi di lui per potersi giustificare, a casa sovvengono nuovi problemi e così decide di scappare di casa e di andare a vivere insieme a Renè che, avendo una casa molto grande e dei genitori molto distratti, non ha problemi a nascondere l’amico. Per riuscire a mantrenersi da solo, Antoine progetta di rubare una macchina da scrivere dall’ufficio del padre, ma una volta riuscito nell’impresa è impossibilitato a rivenderla e sceglie di riportarla indietro ma, proprio mentre stava per rimetterla al proprio posto, viene scoperto e portato alla polizia. I genitori premono per mandarlo in riformatorio, pensando che sia l’unico modo per levarselo di torno , ed è così che il nostro protagonista incompreso si ritrova a dividere la cella con dei veri criminali. Nemmeno qui però il ragazzo durerà molto:alla prima occasione deciderà di evadere, lanciandosi in una corsa disperata verso il tanto agognato MARE.

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Quando comprai il DVD (di cui consiglio la versione ristrutturata della BIM del 2014) la prima cosa a venirmi in mente fu che con ogni probabilità sarebbe stato un film monotono e difficile da seguire, guardandolo però, mi sono resa conto di come, alla fine del film, la mia espressione sia stata di interdizione e forse anche con una nota di delusione “Ma come? Finisce così?” : non perchè il finale sia stato deludente, ma semplicemente perchè mi aspettavo un film tedioso e invece mi sono ritrovata a seguire una storia fluida, divertente e interessante.

Questo film è il prodotto genuino che il cinema odierno ci passa come minestra già pronta da ormai troppi anni: ne abbiamo a bizzeffe di film da seconda serata passati in prima, riguardanti l’adolescenza travagliata e incompresa dei ragazzi. Questo film, però ,aumenta di spessore grazie all’eleganza e paradossalmente alla leggerezza con cui affronta un argomento che tuttora è delicato, figuriamoci negli anni Cinquanta.

Cosa mi è piaciuto del film:

  •  Ambientazione: Gli scorci di Parigi degli anni Cinquanta che ci offre Truffaut sono pieni di fascino e molto caratteristici, sarà anche per via del film senza colori che posa su tutto un velo di incanto e ci trascina in un’epoca in cui i colori non servivano.
  • Jean Pierre Léaud: il protagonista del film. Una delle cose che mi ha dato più da pensare è stata: perchè scegliere proprio questo ragazzetto? Perchè non uno più grande, più affascinante? La risposta è nel dubbio stesso. Truffaut sceglie il giovane Léaud perchè vuole focalizzare la curiosià sul contesto, senza mettere in mezzo la componente estetica del protagonista che avrebbe avuto una risonanza meno matura e avrebbe scostato l’attenzione degli spettatori non più sul nucleo fondamentale della trama, l’adolescenza, ma solo sul personaggio principale. Inoltre, l’attore si è rivelato molto competente e il regista è stato furbo a puntare la telecamera più volte sullo sguardo incerto/spaventato/profondo/di disappunto/trasognato del ragazzo, simbolo del film.400-blows-blu-ray3
  • Il contesto sociale: interessante l’idea di installare il film nella società borghese medio/bassa, quella che all’inizio degli anni Sessanta aveva ancora il fiato grosso della  corsa per correre al riparo dalla guerra. L’atmosfera di parziale disagio è resa bene dalle riprese in luoghi spesso mal messi, ad esempio la casa disordinata dell’amico Renè e la stamperia dove dormirà quando scapperà di casa, o  ristretti e claustrofobici, come la casa di Antoine e la cella dove viene spostato quando viene arrestato.
  • Il ruolo del mare: il mare è presente durante tutta durata del film ma compare solo negli ultimi 10 secondi. Eppure è una costante dell’opera, impregnata sin dall’inizio dai fumi delle fantasie di Antoine: il voler andare via di casa, il desiderio di mantenersi da solo, il desiderio di prendere bei voti, tutto questo sfuma nel vano tentativo di realizzarlo, solo il desiderio di voler vedere il mare persiste e resta incastonato tra i pensieri del protagonista che, inaspettatamente riesce a raggiungere l’obiettivo e all’ultimo secondo, mentre cammina di spalle alla distesa d’acqua lancia uno sguardo dritto in camera, verso gli spettatori che restano quasi traumatizzati da quel fermo-immagine così tagliente proprio perchè a conclusione del tutto. Sembra quasi che il motore di ogni singola azione di Antoine sia stato, implicitamente, sempre il mare. Sembra che il film si condensi unicamente in quella folle corsa verso l’acqua, verso qualcosa che è troppo più grande di noi.

Cosa non mi è piaciuto:

  • I dialoghi: pochi e comunque sempre molto prevedibili e asciutti, a parlare nel film sono più che altro i gesti e le espressioni dei personaggi.

Le curiosità del film:

  • Forse in pochi lo sanno ma il film riprende stralci della vita del regista, infatti, anche Truffaut da piccolo venne lasciato in affidamento alla nonna per alcuni anni e solo dopo andò a vivere insieme alla madre e a quello che sarebbe divenuto suo padre putativo.
  • Il titolo originale francese (Les quatre cents coups) deriva dal modo di dire “faire les quatre cents coups”, tradotto in italiano, “fare un macello”, “combinarne di tutti i colori”. Ovviamente, un film intitolato in questo modo in Italia non avrebbe attratto il pubblico e per questo si è preferito fare semplicemente una traduzione standard francese-italiano.

Il voto è: ★★★✩✩

Da vedere.

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Something about STOKER.

stoker_india_bedAvete presente quando vi capita di vedere delle immagini che richiamano fortemente la vostra attenzione?

A me è capitata esattamente la stessa cosa vedendo alcuni fotogrammi del film Stoker.

Una ragazza, in candidi abiti, distesa su un letto e circondata da scarpe; mi era venuta proprio la curiosità di vedere di cosa si trattasse.

Sometimes you need to do something bad to stop you from doing something worse.

A volte hai bisogno di fare qualcosa di cattivo, per evitare di fare qualcosa di peggio.

Stoker è un film del 2013, diretto da Park Chan-Wook ( niente poco di meno che il regista di Oldboy e la Trilogia della Vendetta), scritto da un certo Ted Foulke, in verità pseudonimo di Wentworth Miller ( attore mediamente famoso di Hollywood) e interpretato da :

  • Nicole kidman : Evelyn Stoker
  • Mia Wasikowska: India Stoker
  • Matthew Goode: Zio Charlie

La sceneggiatura era stata inizialmente concepita per diventare un film di vampiri (originale?), ed è per questo che il film viene intitolato STOKER: per celebrare l’autore di Dracula, Bram Stoker.Quando Chan-Wook se ne interessa però decide di stravolgere la trama e di renderlo un film più “serio” e drammatico. Grazie Chan-Wook.

La storia inizia con la sua fine, più precisamente con il monologo della protagonista, India, adolescente liceale schiva e fondamentalmente chiusa nel suo guscio di ambiguità che nel film sarà l’unico personaggio a subire una vera metaformosi.

Il padre di India viene a mancare e con la sua tragica fine compare dal nulla lo zio Charlie, fratello del defunto, che decide di restare affianco alla vedova (Nicole Kidman) e la sua nipotina che non ha mai avuto la possibilità di conoscere. Sin dall’inizio le intenzioni dello zio sono ambigue e India, dotata di un forte “sesto senso” se ne rende subito conto e per questo scansa tutti i tentativi di instaurare un rapporto d’ amicizia dello zio, mentre Evelyn al contrario li accetta e ricambia “calorosamente”.

Intanto nel paese iniziano ad avvenire delle strane sparizioni, proprio di quelle persone che sembrano avere informazioni scottanti sullo strano zio Charlie, come ad esempio la signora McGarrick, la governante di casa che India troverà, poco tempo dopo averla vista litigare nel giardino con Charlie, fatta a pezzi nel congelatore dove lei riponeva il gelato.

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L’arcano sembra quindi svelato: lo zio Charlie è un assassino. Ma cosa vuole in realtà?

India decide di tenere per sè il segreto e nel frattempo inizia ad avvertire una certa attrazione nei confronti del fratello del padre soprattutto dopo che ucciderà un compagno di scuola che stava provando a violentarla.

I segreti aumentano, la tensione si avverte a fior di pelle, India e Charlie decidono di fuggire, ma prima l’uomo vuole uccidere Evelyn che si è accorta del rapporto incestuoso tra la figlia e il cognato e ha scoperto che ogni anno a regalare una scatola bianca, contenente un paio di scarpe, a India non era il marito, bensì Charlie.

Ma perchè si è fatto vivo solo ora? Dov’è stato per tutti questi anni? Ucciderà Evelyn? Che ne sarà di India?

Questo non lo svelerò, ho cercato di rendere la trama il meno intricata possibile ma purtroppo è molto ricca di dettagli che non possono essere svelati, oppure farei spoiler senza alcun ritegno.

Cosa mi è piaciuto del film:

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  • Fotografia: curatissima in ogni dettaglio insieme ,ovviamente, alla scenografia: elegante, ricca, ordinata (in modo quasi maniacale) ma dalle tinte forti e distinte, quasi a voler creare scompiglio o come per fissarsi negli occhi degli spettatori, perfettamente abbinata al contesto del film e che rispecchia perfettamente anche l’atmosfera della trama: un’adolescenza borghese deviata, particolare, dissonante.Per non parlare ovviamente dei vestiti dei personaggi,sciuramente i costumisti volevano creare un contrasto tra  l’apparenza dei vestiti, perfettamente coordinati, leggeri (spesso si vedono gonne di pizzo o tulle svolazzanti), eleganti, e quella che effettivamente era l’indole caotica e psicotica interiore dei protagonisti.
  • Dialoghi : indubbiamente non c’è del banale in quello che viene detto nel film, i dialoghi hanno sempre una scia di ambiguità,  di bivalenza, sempre a metà tra il serio e il metafisico. Indubbiamente queste caratteristiche derivano dall’esperienza del regista di innalzare i suoi film alla categoria “dramma psicologico: cosa accade se prendo la vita di un borghese e inserisco un po’ di follia congenita.”
  • Effetti sonori: ho già parlato del “sesto senso” di India, in verità, nel film è reso come una specie di udito molto sensibile, una vera peculiarità sensoriale della ragazza, proprio per questo si gioca con gli effetti sonori molto marcati, le frasi pronunciate lentamente, la musica del pianoforte o del metronomo in sottofondo. E’ un film molto acustico, da sentire bene, per questo io vi consiglio di guardarlo nella sua lingua orginale, l’inglese, con i sottotitoli. Vi assicuro che c’è una netta differenza di empatia.
  • Bello ma non troppo conosciuto: questo rende sicuramente il film più appetibile a tutti i cinefili. Ma perchè non è molto conosciuto? Purtroppo questo film uscì negli USA in sole SETTE sale, ovviamente il mistero fece aumentare la curiosità nei suoi confronti a livelli esasperati, forse talmente tanto che quando il film uscì su larga scala non riuscì a superare il tetto dei 10 milioni di dollari di incassi, IN TUTTO IL MONDO!

Cosa non mi è piaciuto :

  • La trama: forse mi contraddirò un po’ avendo precedentemente scritto che la trama è molto fitta e ricca di dettagli ma, onestamente, nella fine scade quasi nel banale e nel prevedibile. Niente di eccezionale, per intenderci. Sembra quasi di capire l’intenzione originaria dello sceneggiatore di renderla un film di vampiri.

Voto finale: ★★★★✩

Indubbiamente, un film da guardare.

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Vedetelo.