Narcos, ecco perché piace.

Avevo scritto che forse sarei tornata e infatti eccomi qui, di ritorno dalla vita vera, con una nuova sezione di recensioni.

Voglio fare una premessa, è la prima volta che recensisco una serie e non so dire se effettivamente sarà una buona idea o meno, perché un conto è recensire un film, che dura in media un’ ora e mezza, un conto è recensire una serie di puntate che durano (calcolando prima e seconda stagione) quasi venti ore. Per cui, ecco, cercherò di essere il più breve possibile cercando anche di trasmettere il più possibile.

A meno che voi non viviate in una “galassia lontana, lontana…” avrete certamente sentito parlare della serie originale di Netflix, Narcos.

Prima stagione.”Plata o plomo?”

(no spoiler)

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La prima stagione di Narcos è incentrata sull’ascesa del re del narcotraffico Pablo Emilio Escobar Gaviria (interpretato dall’attore brasiliano Wagner Moura) e sulle prime ricerche da parte dei due gringos (americani) agenti della DEA Steve Murphy (anche voce narrante per tutta la serie, interpretato da Boyd Holbrook) e Javier Peña (Pedro Pascal, qualcuno potrebbe ricordarlo per il suo contributo in Game Of Thrones).

La prima puntata ci fa già capire qualcosa delle personalità dei personaggi; Pablo arriva col suo bel camioncino, viene fermato da un manipolo di poliziotti colombiani e arriva la celeberrima battuta “Plata o Plomo?” ovvero “Soldi o piombo?” ovvero “Mi fate passare voi o devo passare da solo?”

OVVIAMENTE

i poliziotti si lasciano corrompere e sono solo i primi di una lunga serie che aiuterà il nostro Pablo a diventare il re indiscusso della cocaina nonché fondatore del cartello di Medellìn. Non pago, il nostro Pablito decide di ficcarsi anche in politica, facendosi strada con svariate opere di bene verso le persone più povere della Colombia,come case in regalo, SOLDI in regalo, diversi discorsi fatti con l’appoggio di persone influenti nel mondo della politica. Tutto sembra andare bene, i soldi della cocaina sono talmente tanti che Escobar è costretto a nasconderli nei posti più impensabili, persino a sotterrarli nel terreno, la campagna elettorale sta dando i suoi frutti, la mogliettina è in attesa di un nuovo bambino ma la polizia (di cui è rimasta una ben misera parte incorrotta) è sulle tracce di prove per testimoniare che l’attuale paladino della Colombia è un narcotrafficante.

La sola prova esistente è una foto scattata a Pablo Escobar all’interno di una stazione di polizia  che era stata nascosta (da poliziotti pagati per farlo ovviamente) in cui il simpaticone sorride placido alla macchina fotografica, nemmeno sapesse già quello che da lì a qualche anno sarebbe successo.

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Pablo Escobar

Bisogna ricordare, prima di tutto, che all’inizio di ogni puntata di Narcos compare scritto che la storia è presa da fatti realmente accaduti, ma che alcuni avvenimenti sono stati modificati o inventati completamente a fini drammatici. Tenete bene a mente questo, perché ci tornerà utile alla fine.

In poche parole, una volta messo piede nella sala del congresso colombiano, Pablo viene cacciato via da un discorso del ministro della giustizia, che lo addita come narcotrafficante, e mostra a tutti la foto (portata alla luce grazie agli sforzi della DEA) dichiarando apertamente guerra al narcotraffico colombiano.

Questo episodio, in realtà, è il momento in cui hanno inizio tutte le tragedie della Colombia.

Escobar si lega al dito la scottante rivelazione fatta davanti a tutti i membri del congresso e soprattutto, il fatto di essere stato escluso e additato come delinquente dal mondo al cui lui tanto anelava, ovvero quello dei paladini del popolo.

Ad Escobar interessa il popolo perché lui stesso viene da lì e si sente un eroe, uno di quei personaggi dei film che da niente riescono ad avere più di quello che avrebbero mai potuto desiderare. Lui è un sognatore ed ogni cosa che sogna si avvera, presto o tardi.

Tutto quello che ho scritto non è esaustivo. Ed è scritto pure male.

Questo perché purtroppo, o per fortuna, Narcos è una serie in cui si intrecciano tantissime storie contemporaneamente e sono tutte collegate tra di loro, non ci sono gradi di separazione, non c’è distanza tra il poliziotto e il narcotrafficante, il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato. Tutti i personaggi sono disposti in cerchio e si guardano negli occhi ed è solo un caso che Pablo Escobar si trovi al centro.

Cosa mi è piaciuto di questa stagione:

  • I dialoghi in spagnolo. Sì, bisogna proprio riconoscerlo, una serie in lingua originale è impagabile a livello di suggestione e questa non fa eccezione.
  • I supporti audiovisivi tratti dalla realtà. Sin dalla sigla ci sono alcune riprese del Pablo Escobar vere e per tutta la serie si alternano spezzoni di notiziari, interviste, foto e filmini presi dalla realtà.
  • La suspense. Quasi ogni puntata l’ho terminata con il classico neon a intermittenza nel cervello che diceva “Voglio vedere cosa succede la prossima puntata”.

Cosa non mi è piaciuto di questa stagione:

  • Le scene di sesso.Ditemi che sono una bigottella, ma far vedere così tanti culi all’aria a me ha sempre saputo di specchietto per le allodole, ovvero quel genere di “trick” cinematografico che non caratterizza la serie, ma che serve comunque ad attrarre anche un certo tipo di pubblico e in generale per attirare l’attenzione. Per fortuna ho notato che questo trucchetto viene adoperato in diverse serie, ma che viene gradualmente messo da parte mano a mano che si va avanti con le stagione. Facciamoci due domande.
  • La voce fuori campo. In tutta la serie è presente la voce fuoricampo dell’agente Murphy che narra le vicende e serve a rendere il tutto un po’ più scorrevole e rapido, bè, inizialmente, tutto ciò non mi convinceva.

Cosa cerca di dirci questa serie?

Per me, cerca di far capire quanto è sottile la linea che divide i sogni dall’essere incubi e viceversa. Quanto, a volte, proprio come Icaro, ci avviciniamo troppo al sole e bruciamo, cadiamo ed è inevitabilmente finita perché siamo uomini.

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E non si può essere in cima per sempre, la forza di gravità è una legge dalla quale nessuno può sfuggire.

Ma per me (lo specifico spesso, lo so) il succo della serie arriva con

La seconda stagione

(spoiler)

La seconda stagione è riassumibile con una sola parola: La caduta.

Pablo, dopo essere scappato dalla sua personalissima e lussuosissima prigione (nella quale si era quasi auto-recluso per rispondere dei crimini commessi nella prima stagione) , si trova ad essere un latitante. Ovviamente, ha ancora molto potere, ma intorno a lui inizia a crearsi il vuoto e, forse, non solo “intorno” a lui.

Sono inutili tutti i tentativi di trattare ulteriormente con lo stato e le forze dell’ordine, nascono nuovi gruppi di paramilitari pronti a dargli la caccia e sono ben disposti a prendere di mira la sua famiglia pur di arrivare a lui.

In questa stagione si farà un bel po’ di pulizia, nel senso che si andranno a scremare tutti quei personaggi che in realtà non avevano un vero senso all’interno della serie.

Sì, muoiono tutti.E’ la stagione dei sopravvissuti.

Questa stagione è una lunga e affannosa corsa verso quello che è il momento clou dell’intera serie: la fine di Pablo Escobar.

A dire la verità, molti miei amici che hanno visto la serie come me hanno fatto una piccola riflessione “E’ leggermente immorale una serie che cerca quasi di far passare per buono il cattivo della situazione.” Quasi.

A mio parere, forse è una delle serie più oggettive sotto questo punto di vista, nel senso:

per me avrebbero potuto calcare ancora di più la mano sugli aspetti emotivi e personali di Escobar, ma non l’hanno fatto. In primo luogo perché altrimenti si sarebbe alzato un polverone in tutta la Colombia, in secondo luogo perché sarebbe venuta fuori una serie finta e in fondo anche naïf,del tutto fuori dagli standard che invece gli autori si erano prefissi inizialmente.

E poi, come dicevo sopra, questa è una serie che parla proprio della miserevolezza del confine tra buono e cattivo e non a caso in questa stagione verranno sconvolti proprio i ruoli dei poliziotti, che da paladini della legge sembra quasi abbiano assorbito i comportamenti e i modi di fare dei narcotrafficanti.

Ma veniamo al dunque E QUINDI alle ultime due puntate, di cui la migliore, per me, è la 2×09. Per tutta la serie non si nomina, non si sente, non si cita, nemmeno si presuppone esista e invece, nella penultima puntata della seconda stagione eccolo qui: il padre di Pablo Escobar. Dov’è stato tutto questo tempo? Dov’era sempre stato, in una fattoria dimenticata dal Signore, in mezzo alle vacche e al niente più assoluto, ovviamente, il posto perfetto dove nascondersi quando si è ricercati da una nazione intera.

Pablo resta diverso tempo alla fattoria del padre, col suo unico compagno rimasto, Limon, fino a quando, un giorno, il padre gli dice in faccia che per lui è solo un delinquente e un assassino. Pablo, non per qualcosa, ma stavo solo aspettando che qualcuno ti desse questo schiaffo…morale.

Di conseguenza, padre e figlio si separano per sempre e Pablo lascia i suoi ultimi soldi nella casa del padre. Soldi sporchi di sangue, s’intende.

Cosa mi è piaciuto di questa stagione:

  • La quasi eliminazione di nudo. Scusatemi ancora, ma ho tratto un gaudio pazzesco da ciò.
  • La diminuzione delle voci fuoricampo. Scusatemi di nuovo.
  • La solitudine degli ultimi episodi. Più si va avanti nella stagione più la figura di Escobar viene isolata, lentamente, tutti quelli che gli sono stati vicino spariscono, si allontanano, lo tradiscono. Questo permette al personaggio centrale di risaltare meglio e gli conferisce una certa riflessività.

Cosa non mi è piaciuto di questa stagione:

  • Nulla.

Curiosità.

-Come accennato in precedenza, la storia è tratta dai fatti realmente accaduti in Colombia tra gli anni ’80 e ’90, ma è stata modificata a fini drammatici e questo ha dato modo alle persone che hanno vissuto da vicino queste vicende di correggere alcuni “errori”.

La fonte più attendibile, ovviamente, è il figlio di Escobar, oggi residente in Argentina, architetto (ma più cha altro scrittore), che nel frattempo si è fatto cambiare nome all’anagrafe in Sebastián Marroquín.

Sebastiàn, ha spiegato in un post pubblicato sul suo profilo personale di facebook tutte le incongruenze della serie rispetto alla storia vera (lo trovate  qui ) e forse, quella che mi ha sconvolto di più è quando rivela che in realtà lui il padre non lo vedeva così spesso come viene mostrato nella serie e che, soprattutto, durante la latitanza del padre vivevano in dei tuguri e non nel lusso.

 

-In Colombia stanno ancora tutti ridendo perché l’attore che ha interpretato Escobar recitava con forte accento brasiliano…immaginatevi un Padrino in milanese.

Perché guardare Narcos.

Se vi piacciono le serie fatte bene, curate, dinamiche, con una storia avvincente, degli attori bravi ma non scontati Narcos è la serie che fa per voi.

Non penso sia la storia del re del narcotraffico, è la storia di diversi tipi di uomini e, in fondo, di una nazione intera.

 

 

Voto: 8/10

 

Buttateci un occhio.

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3 comments

  1. melakiwilimone · settembre 29, 2016

    Anche io mi sono spesso fermata davanti all’idea a recensire una serie. In ogni casi ho trovato la tua recensione molto interessante. (Anche se, non avendo visto la serie, ho l’ho sbocconcellata per evitarmi spoiler).
    A presto!

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    • hannaira · settembre 29, 2016

      Ero molto scettica anche io inizialmente, infatti ci ho messo quasi una settimana per chiuderla, però devo dire che alla fine è stato veramente carino, forse la recensione che mi sono divertita di più a scrivere! Se hai l’occasione, ti consiglio vivamente Narcos, così magari poi passerò a leggere la tua recensione 🙂

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      • melakiwilimone · settembre 29, 2016

        Si, mi hai incuriosito, credo che lo metterò nella lista dei desideri! E poi, magari, farò una versione speciale delle schede minime!
        A presto 🙂

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