Messaggio privato da una camera di hotel.

è come se, all’improvviso, avessero staccato la spina.

Dicono più o meno tutti così gli pseudo-scrittori o gli scrittori che ad un certo punto hanno la sindrome della pagina bianca.

Io non sono né una scrittrice né una pseudo-scrittrice, sono e sono sempre stata solo una ragazza che scrive per curarsi, nient’altro. I voti dei temi, i complimenti, i concorsi, sono arrivati dopo e comunque, da parte mia, non sono stati mai cercati e, in fondo, nemmeno molto apprezzati. Forse è per tutte queste cose che a me non è sembrato affatto che mi avessero staccato la spina, è stata molto di più come una lenta agonia.

Sono in una camera di hotel a circa un’ora e trentadue minuti dalla casa in cui vivo all’università e tre ore e venti minuti dalla casa in cui ho vissuto fino a qualche anno fa con i miei genitori. Intorno a me ci sono lenzuola bianche disfatte che si aggrovigliano ad un copriletto color mattone, vestiti un po’ su ogni ripiano, un televisore a muro rigorosamente spento, un pacchetto di caramelle gommose quasi finito, una bustina di cookies al cioccolato aperta ma quasi ignorata, un torrone ai frutti di bosco e cioccolato dimezzato, una confezione di Pringles intatta.

Scarpe, bottigliette d’acqua vuote, foulard e valigia giacciono inermi per terra. C’è quella cazzo di luce del bagno che non vuole spegnersi e quella del comodino accanto a me che è un po’ troppo vivace per i miei gusti.

Sembra quasi un racconto di Bukowski senza alcool. (N.B. io odio Bukowski)

La verità è che ho perso qualcosa che non ho più ritrovato.

Durante l’adolescenza si ha una forza, una determinazione che credo non si ritrovi più in nessun momento della vita.  E io penso di essere in quel momento cruciale in cui ci si rende conto di tutto questo e…

L’anno scorso, ho avuto un bel crollo psicologico, tra le altre cose è stato anche uno dei tanti motivi per cui non ho potuto curare il blog.

In realtà in quel brutto periodo mi sono quasi costretta a scrivere, avevo bisogno di fare spazio nella testa e per farlo, dovevo tirare fuori qualcosa e depositarla su un foglio bianco.

Ovviamente, è venuto fuori un fiume di roba da reparto di neuropsichiatria e ancora oggi, quando leggo alcune cose, mi viene la pelle d’oca e non posso fare altro che provare una gran pena per quella me. Col tempo, quel periodo è passato. E lo devo proprio dire:

NESSUNO MI E’ STATO D’AIUTO A PARTE ME.

(Ma questo, è solo il triste ritornello della mia vita.)

Il problema vero, in queste 440 parole, sta nel fatto che devo constatare, con molta fatica, che non riesco più a scrivere.

E non è che non riesco più a scrivere il romanzo della mia vita, o le memorie di mia nonna, o il racconto fantasy dell’anno: non riesco più a scrivere per me.

Questa, penso possa essere la cosa più triste che potessi scrivere. Già.

I motivi, sono svariati e, oltre alla mia vita personale, penso che abbia influito molto anche la mia università.

Sì, l’università. Ma non per gli esami, non per i professori cattivi o un brutto ambiente.

Semplicemente perché studiare Lettere ti obbliga a vedere la scrittura in un modo veramente molto, molto critico e, a meno che tu non sia una persona con tanta tanta autostima e autoconvinzione, questo ti porterà inevitabilmente a rileggere ogni riga che scrivi quattro volte di fila. E ti ritroverai a dire frasi come “Quanto è banale”, “Che assurdità”, “Devo mettere più punteggiatura”, tutte cose che, a mio parere, una persona quando scrive deve mettere fuori dalla porta.

Credo nella scrittura che viene fuori così come la pensiamo, in quella che non ha bisogno di essere truccata per essere bella, non ha bisogno di trame intricate per essere interessante, ha bisogno di essere vera.

Solo che, quand’è che una cosa è vera?

Tutte queste, potrebbero essere benissimo solo paranoie dell’ultima arrivata, se non fosse che vanno avanti davvero da tantissimo tempo, così tanto chimg_4076e mi sono quasi obbligata a scrivere qui, pur di scrivere qualcosa.

Ed è per questo che chiedo scusa a tutti, perché stando al mio primissimo articolo, in questo blog non ci sarebbe stato spazio per la mia vita privata ed infatti sto cerando di mettere il tutto su una linea molto basic  proprio per questo motivo.

Ma non sono il tipo di persona che chiude il discorso con delle scuse o piangendo sul latte versato e voglio specificare che tutto questo è stato scritto affinché qualcuno oltre me possa trarne vantaggio dall’altro lato dello schermo, nel senso, non siete soli.

Ce la faremo, in qualche modo, a colmare tutti i buchi.

Sto preparando una nuova recensione, stay tuned.

 

 

 

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One comment

  1. Asteroidiblog · settembre 27, 2016

    Ed eccomi, mentre leggevo mi sembravi me, sono d’accordo sul fatto che la scrittura debba essere pulita e libera, io anche non ho fatto che criticarmi con la conseguenza che non ho scritto per sei mesi, pazzesco. Ringrazio per il post perché non è truccato, al contrario forse del mio… vorrei condividerlo con te, se ti va…
    A presto
    asteroidiblog.wordpress.com/2016/09/17/una-scrittrice-tormentata

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