2. Testa

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Nella notte, gli amanti si stringono tra le cortine voluttuose della loro passione:lenzuola per l’amore.
Nella notte, le mani possono stringersi al punto da diventare gli strumenti coi quali i cuori affannati vagano tra le fitte nebbie dei sentimenti, torcie inestinguibili nel buio delle paure.
Nella notte, due vecchi amanti che un tempo si stringevano forte

-le mani, i fianchi, le paure-

stanno nello stesso letto, così tante volte amabilmente condiviso, a separare meticolosamente i propri pensieri fittamente intrecciati.
Cosa si dicono due vecchi cuori nella notte?
Quali sono i loro desideri?
I dolci ricordi sono stati attaccati al soffitto.
Stelle luminose che illuminano le notti più meste.
Ecco perchè quando si è nel letto, non importa se da soli o in compagnia, non è mai troppo strano ritrovarsi a fissare un soffitto: esso è il posto dove attacchiamo le nostre memorie, tutte accuratamente disposte caoticamente, casualmente, sulle nostre teste, cieli del passato a cui così tante volte ci ritroviamo ancorati.
I vostri ricordi non sono rovine perdute nel deserto, sono case, edifici immensi o anche estremamente piccoli e fragili, dove accorrete a bussare per entrare, cercare qualcosa ed infine uscire. Città monumentali sono presenti nelle vostre teste, sui vostri soffitti…se solo esistesse una forza dell’ordine in queste città per evitare di frequentare ancora certi luoghi tristi presenti in esse. Purtroppo però, in questi strani e onirici posti le uniche forze presenti sono quelle del Dis-ordine.

Lei si gira su un fianco, gli da le spalle, è stanca di guardare i suoi ricordi sul soffitto.
Lui indugia ancora qualche secondo, sospira, si gira verso lei e le passa un dito sulla schiena.
Piano.
Piano.
Come se lei avesse la colonna vertebrale più delicata di tutte, come se stesse sfiorando un’evanescenza.
Teme che lei lo senta, mentre pensa ai balli scatenati e alle musiche frastornanti che un tempo ballarono insieme.
Ad un tratto lei gli afferra la mano, lo tira verso di lei, dolcemente, accarezza le sue dita e poi gli stringe la mano. Piano, come se le sue ossa fossero di vetro.

“Mi manchi”
Gli dice parlando da dietro il muro della sua città fantasma.
“Mi manchi ogni giorno.”

Lui capisce e sa, ma lascia che lei gli tenga la mano in quel modo molliccio, lascia che si senta distante, lascia che le sembri che a separarli non ci sia solo un cuscino , ma un universo intero,lascia che avvenga un terremoto tra i suoi ricordi, nel suo cuore. Poi, quando ad essere vittime di una pioggia di lame iniziano ad essere i suoi pensieri, ritira il braccio, si gira dall’altro lato.
Le loro schiene si guardano, si amano, si sono innamorate a vicenda per il tempo passato ad osservarsi in quella posizione.
Quando è passata già una buona manciata di tempo lui sta fissando il buco della serratura della porta
-è lì che si nasconde quando vorrebbe scappare- e ripete
“Mi manchi ogni giorno anche tu.”
Ma solo nella sua testa.

Foto e testo: Hanna Ira. Tutti i diritti riservati.

Per usare foto o testo chiedere a me.

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